domenica 12 dicembre 2010

PINOCCHIO: un pezzo di legno con una testa pensante e un cuore che...



La mia generazione ha avuto in regalo Pinocchio perché fosse una lettura che, divertendo, trasmettesse qualche buon consiglio: un ragazzo che mente e disobbedisce ai genitori si mette nei guai e se poi dà anche retta ai cattivi compagni, ossia a Lucignolo, subisce addirittura una umiliante metamorfosi: gli spuntano le orecchie d’asino.
Eppure è stato inevitabile, per me, tifare Pinocchio: anche quando faceva disperare il suo papà Geppetto o non ascoltava i consigli della Fata dai Capelli Turchini.
Se poi spiaccicava contro il muro il Grillo parlante… beh me ne facevo una ragione.
Sappiamo che la storia finisce, attraverso un susseguirsi di straordinarie e incredibili avventure, nel migliore dei modi. Ma perché Collodi ci propone proprio quello come miglior finale possibile?
Pinocchio è solo un pezzo di legno che diventa, per mano di Geppetto, un burattino.
Inizia subito a farne di tutti i colori, quello che lo spinge verso la ribellione ci appare come il desiderio di verificare di persona ogni situazione che affronta.

Evidentemente non gli bastano i buoni consigli, che forse sarebbero stati sufficienti a un bambino normale, perché lui normale non è.
Se fosse normale rimarrebbe un pezzo di legno ben scolpito e colorato. O al massimo sarebbe ben felice di conformarsi alle situazioni.

Invece c’è qualcosa dentro di lui e quel qualcosa non sono solo disubbidienza e bugie, scappatelle e spericolatezza. Quel qualcosa è la sua personalità e la sua unicità.
La testa e il cuore di Pinocchio sono solo apparentemente di legno: in realtà sono una testa pensante e un cuore che... sa emozionarsi ed amare, temere e aver coraggio. 
Ma questo lo deve scoprire da solo e cercando la sua strada.

Verrebbe quasi da dire che per trovare la nostra strada si deve disobbedire?
Beh… non è proprio così: non è necessario disobbedire, ma certamente è utile mettersi alla prova e rinunciare a quegli schemi che ci vengono imposti dai modelli di costume e sociali dominanti.
Pinocchio, come s’è detto, non è un bambino normale, altrimenti avrebbe forse una famiglia e una scuola normali.
Pinocchio è altro: è quel tanto di più che dobbiamo scoprire dentro di noi per essere ciò che davvero siamo: unici.
Da un lato, infatti, siamo tutti uguali, dall’altro tutti diversi.
Se la nostra personalità matura e trova il suo modo unico e irripetibile di esistere ci arricchiamo vicendevolmente e possiamo abbandonare l’apparenza “legnosa” (per noi e gli altri) e diventare … niente di meno, niente di più e niente altro che noi stessi.
Per questo, anche se forse non lo avevo subito capito, non potevo non amare Pinocchio.



7 commenti:

  1. Se permettete, care Teste Pensanti vi dedico anche questo link pinocchiesco...

    http://notecellulari.splinder.com/post/23714902/pinocchio-eterna-strenna-poesia-di-mariaserena-peterlin

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  2. Il libro di Pinocchio veniva regalato perchè si capisse cosa poteva accadere se si disobbediva alle regole.
    I ragazzi avevano due scelte: la prima era di leggerlo così come volevano i genitori,la seconda era di leggerlo con la loro testa che stranamente finiva per assomigliare a quella di Pinocchio.
    Pinocchio dimostra di avere una sua testa pensante, non perchè disubbidisce a Geppetto, non ascolta la fata, e schiaccia contro il muro il Grillo parlante, ma perchè Pinocchio, forse senza neanche saperlo, dimostra di essere unico in un mondo di uguali, perchè va contro corrente e, in un mondo dove i bambini fanno i bambini, lui sceglie di fare di testa sua, e infrange tutte le regole! Spezza cioè il cordone ombelicale che lo lega ad un mondo che a lui non piace. Allora Lucignolo e il paese dei balocchi sono dei mali necessari perchè chi si avventura da solo alla scoperta del mondo finisce per sbagliare e per superare il suo stesso sbagliare.
    (Sirenetta1,Sirenetta2)

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  3. Nessuno potrà mai odiare il personaggio di Pinocchio. Lui è un semplice bambino con la voglia di sbagliare, di fare nuove esperienze e di essere diverso.
    Nessuno mai aveva pensato prima di narrare le mille avventure di un ragazzo che mette la libertà davanti a tutto.
    Pinocchio come tutti noi, trova noioso attenersi alle regole e forse, disubbidendo, ha imparato molto di più di quanto noi ci saremmo aspettati.
    Credo che Collodi abbia scelto un finale appropriato. Pinocchio ha conosciuto il rischio, il pericolo, ha detto di no, ha respinto la sua coscienza e questo lo ha fatto crescere, l'ha reso responsabile.
    Lui in fondo voleva solo guardare il mondo con occhi diversi, con i suoi, ignorando quello che la gente dice, quello che la gente pensa.
    Ed ecco io mi sento di dire che Pinocchio anche quando ha sbagliato, la sua testa pensante l'ha sempre utilizzata!
    Non ho mai pensato a Pinocchio come un burattino. In lui ho sempre visto molto di più di un pezzo di legno dipinto a mano.
    E poi … Sapete trovarmi un personaggio che assomigli di più a noi ragazzi al giorno d'oggi?
    (Clarissa Frey)

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  4. La storia di Pinocchio è la storia di molte avventure che trovano la loro collocazione nel corso di un viaggio che inizia nel momento stesso in cui il burattino nasce. E' un viaggio che sembra non avere nessuna meta se non quella di viaggiare a dispetto di tutto e di tutti. Pinocchio dice di "no" alla "strada maestra" indicatagli dal Grillo-parlante e sceglie "l'altra strada", quella su cui lo guidano l'istinto, la curiosità e i desideri che sente di avere. Mente e cuore sono rivolti alla continua deviazione dall'itinerario che gli adulti hanno scelto per lui. E Pinocchio paga la trasgressione con pericoli e disgrazie ma è anche vero che la sua mente e il suo cuore si riempiono di situazioni meravigliose che lo porteranno al compimento della sua maturazione.
    In questa avventura sulla "strada traversa" c'è l'idea dell'andata e del ritorno, del raggiungimento del punto limite, del mettersi alla prova...
    Già, il raggiungimento del punto estremo ...il momento in cui bisogna scegliere se andare oltre o tornare indietro.

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  5. @Clarissa Frey tu scrivi "Sapete trovarmi un personaggio che assomigli di più a noi ragazzi al giorno d'oggi?" . Osservazione disarmante per gli adulti che si ostinano a dire che i ragazzi sono incomprensibili o che siamo di fronte a dei cyber-figli.
    A volte l'adulto si impantana nelle sue elucubrazioni mentre una ragazza o un ragazzo sarebbe pronto a spiegargli tutto con quella frase: "non mi capisci? ma come! Io sono come Pinocchio. Un essere inventato nel 1881! Più vecchio dei più vecchi bisnonni ancora circolanti."
    Dunque ,ipotizziamo, Carlo Lorenzini, ossia Carlo Collodi non ha "inventato" una storia, ha lasciato che la storia gli parlasse, ha ascoltato quell'anima di legno che era dentro di lui come dentro ciascuno e che diventa spirito e carne solo se si può esprimere tramite le sue esperienze.

    Sirenette: penso che abbiate molte buone ragioni dalla vostra. Penso anche che tutti dobbiamo porci dei limiti (anche alle esperienze) ma che quei limiti e divieti debbano essere ragionati e condivisi. Pinocchio disubbidisce alle regole che non capisce; ad esempio come può ragionevolmente credere che si deve andare a scuola per non dare dei dispiaceri a Geppetto? Noi sappiamo che a scuola di deve andare per imparare a pensare e tante altre cose. Forse se a Pinocchio avessero spiegato questo si sarebbe regolato diversamente.
    Ho già scritto che la disubbidienza o la trasgressione fine a se stesse non sono certo una buona pratica, e lo ribadisco. Forse (parlo per me e per le mie esperienze) noi adulti dovremmo trovare più tempo per dialogare. Invece sembriamo il Bianconiglio di Alice... corre corre corre... è tardi è tardi...
    E intanto Pinocchio se ne va. :-))

    E qui condivido la conclusione di Fermina; fin dove si spingerà Pinocchio "Già, il raggiungimento del punto estremo ...il momento in cui bisogna scegliere se andare oltre o tornare indietro."
    E' sulla lettura di questo "momento" che, vi chiedo, i ragazzi hanno bisogno di avere a fianco gli adulti? Oppure?

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  6. Già, riflettevo, gli adulti: quelli saggi e quelli fuorvianti. Ad esempio consideriamo il brano di Collodi sull'Omino che attira nel paese dei Balocchi i ragazzi per trasformarli in ciuchini:
    "Questo brutto mostriciattolo, che aveva la fisonomia tutta di latte e miele, andava di tanto in tanto con un carro a girare per il mondo: strada facendo raccoglieva con promesse e con moine tutti i ragazzi svogliati, che avevano a noia i libri e le scuole: e dopo averli caricati sul suo carro, li conduceva nel «Paese dei balocchi» perché passassero tutto il loro tempo in giochi, in chiassate e in divertimenti. Quando poi quei poveri ragazzi illusi, a furia di baloccarsi sempre e di non studiar mai, diventavano tanti ciuchini, allora tutto allegro e contento s’impadroniva di loro e li portava a vendere sulle fiere e su i mercati. E cosí in pochi anni aveva fatto fior di quattrini ed era diventato milionario."
    Il problema non è riuscire a non incontrarlo, ma sapersene difendere: di "Omini dalla fisionomia latte e miele" ce ne sono stati e ce ne sono ancora tanti in giro.
    Il brano citato è copiaincollato dal capitolo XXIII: http://www.maranola.it/pinocchio/cap33.htm
    Sullo stesso sito c'è tutto il libro.

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  7. Proprio vero, Mariaserena.
    Ce ne sono molti di omini dalla fisionomia latte e miele. Conoscono molto bene le debolezze e i desideri espressi ed inespressi dei ragazzi...
    Per questo è necessario che i ragazzi parlino fuori dai carri che girano il mondo...

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