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giovedì 17 maggio 2012

APPRENDERE - LA FACCIA NASCOSTA DELLA LUNA


Apprendere. Osservazione in classe. Un docente esterno assiste ad una lezione. Appunti dal diario di bordo.

La sensazione è che i ragazzi non sono degli uditori. I ragazzi si sentono calcolati come persone in un processo di reciproco insegnamento/apprendimento. C’è un clima di grande serenità, di allegria. L’insegnante pone delle domande aperte, non retoriche. L’insegnante, quando fa delle domande, non si aspetta di ricevere soltanto le risposte che già conosce. L’insegnante non dà risposte. Ad una domanda risponde con un’altra domanda. Il contenuto è un solo punto di partenza, uno strumento, un pretesto, a cui agganciare il valore aggiunto della riflessione personale e comunitaria. Non è solo il libro a dare le risposte, ma anche e soprattutto il confronto da cui tutti imparano.
Rappresentare un concetto attraverso mappe, disegni, scritture, software, web, LIM, per esprimere il significato simbolico, stimola tutti gli alunni ad apprendere. Modificare e integrare il materiale prodotto dai compagni, stimola i ragazzi a fare squadra, a lavorare gli uni per gli altri. Non si procede con metodo trasmissivo. Docente ed alunni convergono sulla ricerca e, qualunque metodo si usi, i ragazzi sono sempre protagonisti dell’apprendimento.
La società dell’ingoiare senza masticare impone una velocità che mal si coniuga con l’assaporare ogni fase del processo di apprendimento. Nella classe si procede con lentezza, affinchè possano essere colti gli input, le suggestioni che sono l’espressione del libero e vero scambio di idee.
Le cose che vengono fuori spontaneamente non sono reputate degli ostacoli, delle pietre d’inciampo. Non si deve finire di spiegare a tutti i costi, i contributi “d’inciampo” sono visti come delle occasioni irrinunciabili per andare oltre. Si inventano soluzioni sempre nuove, collegamenti a cui nessuno aveva pensato prima e che fanno parte della storia della classe. Soluzioni e collegamenti che vengono progressivamente integrati con apporti sempre nuovi. Il programma non diventa un imperativo categorico. Il contenuto non è il fine, ma il mezzo per innescare un processo.
Partendo da un argomento di interesse comune, anche non canonico, anche fuori dal contesto-programma, ognuno cerca il modo di far proprio quel contenuto. E’ in questo tentativo di appropriarsi di qualcosa, che c’è l’apprendimento. E questo vale anche per il docente.


 Apprendere. I genitori si confrontano. Appunti dal circle time.

Da cosa capisco che mio figlio/a ha imparato?
Quando i ragazzi tornano a casa sono in grado di spiegare quanto hanno appreso, di raccontare le fasi del lavoro svolto in classe, di fare riferimento ai metodi usati.
Quando, a casa, i ragazzi, lavorando in modo autonomo, dimostrano di saper utilizzare quanto hanno appreso in classe.
Quando, a casa, i ragazzi partecipano alle discussioni e mostrano di avere una visione personale delle cose. Quando i ragazzi, spontaneamente, dicono ai genitori: Ma tu lo sapevi che … L’hai studiato? … Te lo ricordi?

Perché i ragazzi imparano?
I ragazzi amano la materia perché amano l’insegnante.
Bisogna infondere l’amore per la materia, non la materia.
È necessario infondere la passione. Bisogna avere passione per vivere.
I ragazzi non imparano se avvertono la noia dell’insegnante.

La scuola ideale
La scuola ideale, per me, dovrebbe sviluppare il sentimento critico verso le cose, critico inteso come capacità di analisi e discernimento. La scuola ideale dovrebbe aprire la mente e non ingabbiarla.
Alcune volte i genitori si fissano sul programma, sono perfezionisti, ma i contenuti non servono a niente se i ragazzi non sanno andare oltre.
L’insegnante che conosce il suo mestiere, sa cosa è importante, quali materiali usare, ha idea del tipo di mondo che i ragazzi incontreranno e li prepara ad affrontarlo.
Nella scuola ideale i ragazzi non sono degli automi disumani, ma sono delle persone che sanno scegliere. Ogni ragazzo dovrebbe crescere essendo se stesso.

giovedì 3 maggio 2012

APPRENDERE - QUANDO SCATTA LA SCINTILLA




Un giorno la prof. mi chiese se potevo aiutarla a parlare del commercio equo e solidale. Io avevo letto il post sul blog e lo avevo condiviso pure su fb. Io avevo il compito di raccogliere gli interventi dei compagni e della prof. Quando io intervenivo, mi ricordavo della canzone del commercio equo e solidale. 
Piccolo_biondino


La volta in cui ho imparato pienamente una lezione, è stata quando, nell’ora di geografia, dovevo studiare l’Irlanda. Anche se capivo ciò che stavo leggendo, non riuscivo a ripetere il contenuto. Così ho pensato di fare uno schema con la sequenza delle informazioni. Ora faccio spesso questi schemi, perché mi abbreviano i testi e mi danno una mano a recuperare quello che in classe non ho sentito. Questo metodo mi piace perché decido io quando lo devo utilizzare.
Accì

Può sembrare strano, ma imparo davvero dai videogiochi. Imparo così tanto che riesco a finirli in una giornata. Questo solo perché mi sono applicato, ho letto le istruzioni (teoria) e l’ho applicata (pratica). Se io usassi nello studio la stessa passione che metto nel gioco, potrei davvero imparare tanto. Nello studio, invece, imparo davvero se incomincio a creare delle immagini nella mia mente o collegando un nome ad un concetto. Per esempio, l’altro giorno ho studiato un paragrafo di storia, L’ho anche raccontato a voce alta, ma il nome Controriforma e l’immagine di un Concilio mi hanno aiutato. Io mi sono accorto che non stavo raccontando solo il testo, ma anche il titolo e le immagini.
Marasciah

Nel momento in cui ti senti pronta, che senti che puoi farcela, che sta per arrivare … la scintilla non scatta! Mi succede sempre, però, poi, all’ultimo momento, arriva improvvisamente! Sono un po’ tardiva, lo so! Quando ci sono delle cose che non mi piacciono, io non mi impegno al massimo. Queste cose cerco di farmele piacere, ma… niente! Faccio fatica ad accendere il cervello! :-((( Voglio dire la verità … Non sono ancora molto sicura del mi “click”, ci sto lavorando, ma sicuramente un giorno scatterà la scintilla e allora sarò capace di controllarla al 100%!
Lulù99

martedì 17 aprile 2012

APPRENDERE - L'UTILE E IL NECESSARIO

Stessa storia. Tre punti di vista.

Storia di Leta e Megolina
Prof - … Non ricordo bene cosa abbiamo detto a proposito della forma passiva …
Compagni – … Sì, ne abbiamo parlato… Abbiamo fatto uno studio di caso…Ma è passato tanto tempo….
Prof – … Sì, è vero, è passato tanto tempo … aiutatemi a ricordare …
Compagni – … Mi ricordo che per fare la forma passiva bisogna utilizzare l’ausiliare essere… E che il soggetto subisce l’azione… Che puoi fare il passivo solo con i verbi di genere transitivo … Che dipende dalla direzione … Vi ricordate il fatto della mela … Ah, sì, quando eravamo convinti che bastava spostare l’ordine delle parole per trasformare una forma attiva in una forma passiva … Quella volta che io mangio la mela è diventato la mela mangia me …
Prof – … Beh, sono curiosa di sapere come è andata a finire …
Compagno – … E’ andata a finire che abbiamo capito che non bastava spostare le parole, ma dovevamo anche cambiare la forma verbale…
Prof – … Mmmhhhh … e poi … cosa abbiamo fatto …?
Compagno – …Abbiamo provato a fare il passivo di andare, ma io sono andato non era una forma passiva solo perché avevamo usato l’ausiliare essere… E lei ci ha lasciato fare fino a che non abbiamo capito da soli cosa non andava …
Prof - Non me la ricordo questa cosa …
Compagni – … Sìììììì … Non ci siamo ricordati del genere intransitivo del verbo andare … Abbiamo pure pensato che andare aveva la forma attiva uguale a quella passiva… Ma la cosa non reggeva … Seeeeeee …
Prof – … Mmmh, ci siamo arrampicati sugli specchi… Ma ora torniamo a io mangio la mela e la mela mangia me…
Compagni – … Sì, anche se … una mela che mi mangia … Si sente che c’è la fregatura … Un film horror … Però fare il passivo del verbo è difficile …
Prof – … E come possiamo fare … chi ha qualche idea?
Compagni – … Imparare a memoria … Sei matto …Usare solo la forma attiva …Seee, e poi come la metti con l’analisi grammaticale … In internet ci sono i coniugatori dei verbi …
Prof – … E se non abbiamo pc e internet … ecco, come la mettiamo?
Compagni – … Non facciamo l’analisi grammaticale … Uso solo la forma attiva … La forma attiva è facile…
Prof - … Non usare la forma passiva … è possibile … liberi di farlo … ma la forma passiva esiste...
Compagni – … In chat non la usiamo … E’ utile ma non è necessaria … Perché la devo usare per forza? … Ma qualche volta la usiamo …
Prof – … Vediamo se ho capito. Voi dite che è inutile usare la forma passiva… Che è utile ma non necessaria … Che ci sono casi in cui è necessario usarla … Che la forma attiva è più semplice … Bene, facciamo un gioco … proviamo ad abolire i verbi … a inventare un nuovo linguaggio … Chi comincia?
Compagni - … Leggiamo nel pensiero … Usiamo le emoticon … Facciamo il mimo … Non scriviamo … Ascoltiamo … Ma il verbo ci vuole … Serve a dire le azioni … Allora togliamo le parole … Non parliamo … Lasciamo il verbo …
Prof - …. Mmmm… quanti verbi … Leggiamo … Usiamo … Ascoltiamo …Togliamo … Allora mi sa che il gioco non si può fare …
Leta – … Lasciamo il verbo… è vero che la forma passiva non è necessaria, ma è anche vero che è utile conoscerla … almeno sapere come si forma … io e Megolina vogliamo provare a creare una tabella …
Prof – …Vi cedo il posto …
Leta e Megolina – … Allora, facciamo una tabella con quattro colonne: una per il pronome, un’altra per l’ausiliare e una per il participio passato che formano il verbo nella forma composta, l’ultima per indicare la forma verbale…
Prof – Da quale forma partite?
Leta e Megolina- Da quella attiva che conosciamo meglio. Ragioniamo sul passato remoto attivo. Allora, prendiamo egli mangiò. Egli lo inseriamo nella colonna dei pronomi, in quella dell’ausiliare ci mettiamo avere, tra parentesi, perché il passato remoto attivo non ha bisogno dell’ausiliare, in quella del verbo ci mettiamo mangiò, la forma è attiva. Ora formiamo il passato remoto passivo. Siccome sappiamo che per fare la forma passiva dobbiamo usare l’ausiliare essere coniugato al passato remoto e il participio passato del verbo mangiare, viene fuori egli fu mangiato… ma se non conosciamo almeno la coniugazione del verbo essere … tutta ‘sta cosa non si può fare …


La storia di Francy99
Apprendere significa capire il motivo per cui si applica una regola, mentre imparare significa metterla in pratica. Imparare vuol dire arrivare al di là della spiegazione dell’insegnante, assumendo autonomamente lo stile di apprendimento che di volta in volta ci sembra più adatto.
Molti professori spiegano una lezione senza mai porsi il problema se i loro alunni hanno davvero appreso e imparato. Ma in grammatica non è mai stato così.
Faccio un esempio. La forma passiva dei verbi.
Quando abbiamo iniziato a lavorare sulla forma passiva, io non ho capito molto. Quando sono tornato a casa, infatti, ho riguardato gli appunti e mi sono accorto che non ero in grado di metterli in ordine.
Un giorno la professoressa ha ripreso l’argomento. In quel momento io mi sono ricordato che esistevano diversi stili di apprendimento e ho deciso di utilizzarne alcuni: lo stile visivo, lo stile verbale e quello uditivo. Così ho partecipato alla discussione, ho preso appunti, ho ascoltato la spiegazione di due mie compagne e ho ricopiato la loro tabella sul mio quadernone.
Il pomeriggio sono riuscito a riordinare gli appunti e mi sono allenato con degli esercizi. Sono riuscito a fare bene.

Storia della prof
Far finta di non ricordare. Perché i ragazzi si sentano la tua memoria. Cogliere l’increspatura del sopracciglio e il lampo dell’occhio. Dai visi capirai se essere ciurma o timoniere. Tutto può andar bene. Anche ciò che non si usa più. Per strade diverse. Ognuno conosce la sua. Una è la montagna. Tanti i sentieri.
Flessibili come il giunco sono i ragazzi.

giovedì 12 aprile 2012

APPRENDERE - FORTISSIMAMENTE VOLLI

ELITHEBEST99 e ONEPIECE99 si raccontano. Raccontano di un click. Storie di tenacia e passione. Storie di talenti. Storie di imprevisti affrontati. Storie di problemi risolti. Storie che nessuno potrà mai cancellare. Storie di scoperte.

Storia di Elithebest99

Le lezioni che mi rimangono impresse, anche se sembrerà strano, sono quelle di matematica.
All’inizio della spiegazione di un argomento qualunque, mi sembra di non capire niente e penso che la mia professoressa venga da un altro pianeta e che non parli la mia lingua! Ma il mio click avviene dopo, avviene a casa. Proprio in questo luogo passo ore e ore per capire l’argomento. Alla fine mi è tutto talmente chiaro che il ragionamento è quasi automatico.
Mi sono posta una domanda: Perché mi arrovello per ore e ore? Non potrei andare avanti e far finta di niente?
In un primo momento mi è stato difficile trovare una risposta, ma poi ho capito, mi è arrivato “il lampo di genio”. Il mio metodo è ragionare sugli errori. Sono spinta a fare ciò dal desiderio fortissimo e dalla volontà di andare oltre le cose che già conosco e so fare.
Non mi posso fermare… devo continuare a far ciò che mi appassiona!

Storia di Onepiece99


Proprio l’altro giorno mi sedetti sul divano di casa mia, presi un foglio e iniziai a disegnare il mio fumetto manga.
Mi cimentai in una pratica piuttosto difficile, la prospettiva. Lì, senza istruzioni, senza niente, solo la mia matita e la mia squadra.
Dopo diverse arrabbiature, riuscii a disegnare una stanza in prospettiva.
In quel momento mi sono accorto di aver veramente imparato a disegnare la prospettiva. Lì mi sono stupito di me, perché nei giorni precedenti non ero riuscito a combinare un bel niente.
Evidentemente avevo relegato alcune conoscenze in una parte remota del cervello. Evidentemente mi ero affidato solo ad un misero 10% delle mie conoscenze.
Procedendo per tentativi ed errori, sono riuscito nel mio intento, ma in quel momento ero sicuramente guidato dalla passione, non c’è altra spiegazione.

giovedì 23 febbraio 2012

DELLE COINCIDENZE E DELLE PREDIZIONI



I nostri dubbi sono nati quando ad uno di noi è arrivata una mail con un documento allegato. In questo documento c’era scritto che vi erano delle coincidenze nella vita pubblica e privata di due presidenti americani.
A seguire, sempre nello stesso documento, c’erano delle immagini di una banconota di venti dollari che, opportunamente piegata, mostrava il disastro delle torri gemelle e il nome di chi aveva rivendicato l’attacco.

Dobbiamo credere al mistero delle coincidenze e alle predizioni di una banconota opportunamente piegata?

Il documento era redatto in un italiano stentato. Probabilmente la traduzione era stata fatta utilizzando un traduttore on line. C’erano molti errori nell’uso dei tempi verbali e nelle concordanze e spesso i periodi erano collegati da congiunzioni non adatte. In qualche caso il testo risultava addirittura incomprensibile a causa della presenza di termini non adatti. In molte parole le doppie, le elle e le a erano scritte in maiuscolo, quasi a richiamare l’idea delle torri.

Abbiamo cercato notizie sui fatti e sulle date citati nel documento. Abbiamo scoperto che non tutto quadrava e che c’erano elementi non coincidenti. Nel web abbiamo trovato anche notizie e filmati davvero interessanti a proposito di questo fenomeno. Così abbiamo compreso che può accadere che vi siano delle coincidenze ma che non bisogna prendere per oro colato le interpretazioni che ne vengono fatte.

Nelle coincidenze non c’è nulla di misterioso. Se così fosse, la nostra classe sarebbe immersa nel mistero.
Ad esempio:
- due di noi sono nati lo stesso giorno e a sei mesi di distanza;
- tre compagni possiedono una maglietta dello stesso colore;
- dieci persone portano gli occhiali;
- il compleanno di uno di noi è il quattro di un certo mese e l’onomastico è il quattro di un altro mese. Tra compleanno ed onomastico ci sono quattro mesi di distanza;
E ancora:
- se piego un dollaro in una maniera diversa rispetto a quella indicata dal documento, ottengo anche altri nomi e altre immagini. Dipende dal tempo e dalla pazienza che voglio investire in questo gioco.

Che fare quando arriva un documento come quello che abbiamo descritto? Lo dobbiamo inviare a dieci persone, come viene chiesto di fare, o dobbiamo spezzare la catena?

Attraverso le mail ci arrivano anche delle notizie importanti e in questo caso non sarebbe giusto, ad esempio, interrompere la catena della solidarietà. In qualche caso, però,  riceviamo anche delle mail con notizie un po’ strane. Quando questo accade, sarebbe meglio cestinare.

Le mail ci consentono di arrivare a casa delle persone. Gli strumenti non sono né buoni né cattivi. Dipende da come li usiamo. Pensiamo ad una penna: una cosa è usarla per scrivere, un’altra è lanciarla nell’occhio di un compagno.
Se si mandano in giro notizie infondate, in breve tempo queste notizie si diffonderanno e non saranno più controllabili. Così può accadere che una bugia detta per gioco o per scherzo, si trasformi in una verità per chi non sa, e non può sapere, che si tratta di una bugia, di un gioco o di uno scherzo.
In altri casi, chi invia messaggi da diffondere a terzi, lo fa con intenzioni poco oneste. In tutti i casi, meglio cestinare.

Francy99, Jack99, Kekko99, Gianlu99, Elithebest99, Miry99, RosyPrincess99, Megolina


martedì 14 febbraio 2012

LA SCUOLA E' UNA FIABA


Fine dell’ora. Emmepì si avvicina con un foglio azzurro accuratamente piegato.
Mi dice: Ho scritto una cosa.

Silenziosa Emmepì. Ti prendi cura di me.
Silenziosa Emmepì. Mi prendo cura di te.
Silenziosa Emmepì. La scuola è una fiaba.
Qualcosa si può ancora fare. Insieme.

C’era una volta un paese chiamato Amazonia. Era un paese molto grande ed aveva molte cose e molte persone. In quella città mancava solamente la scuola. Le persone non sapevano scrivere e pasticciavano come neonati quando dovevano parlare.
Il mago Vito seppe di questa cosa e si imbarcò per raggiungere Amazonia. Arrivato nel paese, incominciò a costruire la scuola ma da solo non ci riusciva. Allora chiamò la strega Azzurra che arrivò subito.

Insieme finirono di costruire la scuola.

Il mago Vito chiamò tutte le persone e disse: Voi dovete andare a scuola per parlare e scrivere.
Le persone ringraziarono il mago Vito e la strega Azzurra.
E grazie al mago Vito e alla strega Azzurra, Amazonia divenne il paese più bello del mondo.
E vissero tutti felici e contenti.

domenica 4 dicembre 2011

COME SAREBBERO ANDATE LE COSE?

Quando frequentavo le scuole elementari, avevo un quaderno di “bella copia”. Era un quaderno senza macchia e senza paura, un documento da mostrare al direttore scolastico.
E ricordo anche il momento della funerea domanda del direttore, la domanda che ci faceva tremare le gambe. “Su un albero ci sono dieci uccellini. Arriva un cacciatore e ne spara sei. Quanti uccellini rimangono sull’albero?”.
Mesi e mesi di calcoli con i ceci e i fagioli non ci avevano messo in grado di dare la risposta che i grandi si aspettavano da noi.
E per dimostrare che il lavoro era stato fatto, ed era stato fatto anche bene, la maestra apriva i quaderni senza macchia e senza paura. Seguivano i commenti del caso.
Quando il direttore lasciava la classe, la maestra, ferita nel suo onore professionale, ci rimproverava aspramente e ci minacciava di bocciatura.
Gli adulti avevano detto, noi no.
E di quegli anni passati a far silenzio e a contare gli uccellini morti, mi è rimasta la tristezza del silenzio e la consapevolezza che gli adulti parlavano troppo spesso in nome e per conto dei più piccoli.
Nessuno si sforzò mai di chiedermi cosa pensavo di quei sei uccellini sacrificati in nome della sottrazione e di quei quattro che erano riusciti a scappare. Sull’albero non potevano essere rimasti degli uccellini, era ovvio. Gli uccellini non sono stupidi, questo mi aveva insegnato mio padre cacciatore.
A casa lo scrissi su un quaderno ma la cosa rimase tra me e il quaderno. Il direttore aveva detto quattro, quella era la risposta giusta. Per tutti, maestra compresa, ma non per me.
Come sarebbero andate le cose se, per dire la mia, avessi usato un blog invece di un quaderno?

martedì 29 novembre 2011

VISIONI

Creare trame da trasformare in fiabe, filastrocche, pagine di diario, biografie, autobiografie, racconti di mostri e di troll. Storie da recitare e mimare. Storie da guardare. Storie che si sciolgono sul foglio. Storie di storie da leggere oltre le parole. Oltre la playstation.

Vorrei diventare il Signore dell’Oceano per poter esplorare i misteri del mare e delle strane creature dai tentacoli mostruosi. In mano vorrei avere un tridente per trasformare gli esseri umani in animali inabissati che ingoiano le navi facendole sparire.
Ad un certo punto mi trasformo in un uccello malvagio e con le ali divido le acque. Dal mio becco esce un vento gelido che trasforma il mare in una lastra di ghiaccio.
Da lontano vedo rompersi il ghiaccio e fuoriuscire centauri e creature con tre teste che infuocano tutto ciò che trovano davanti, trasformando l’inferno di ghiaccio in inferno di fuoco.
VITO15

martedì 18 ottobre 2011

DIARIO


Dodici anni. Raccontare due punti di vista diversi. Mettersi nei propri panni e in quelli di un altro.
Uno spaccato del mondo adolescenziale da leggere con lenti progressive. Oltre le parole dette.
Situazione di partenza : Samantha e il padre hanno discusso a proposito di un tatuaggio. Diario di Samantha/diario del padre.


DIARIO DI SAMANTHA
Uffa, uffa e ancora uffa, mio padre non vuole, perché, dico io, perché… Non è tanto grande, è solo un cuore con un’iniziale dentro, niente altro che un cuore… :-( Papà, solo per uno stupidissimo tatuaggio ti arrabbi così tanto. Ke pizza, perché i genitori dei miei amici sono favorevoli e i miei no? :”((( Stupido PAPINO! -.- Non ti sopporto più, basta, me lo faccio ugualmente, il tatuaggio, con o senza il tuo permesso. ù.ù. Però poi ti arrabbi troppo, uffi, e ora che faccio… Sono abbastanza responsabile, secondo me, per farmi un tatuaggio, mi prendo sempre cura delle miei cose, ho sempre aiutato sia te che mamma, e ora perché non vuoi?? Sì, per te posso essere ancora la tua piccolina, ma, papiii, io non sono più la bambina di una volta che si metteva il dito in bocca. Sono grande ormai, e ora abbiamo litigato, e tutto per un piccolo, semplice ed inutile tatuaggio che non si vedrà neanche? Papà, ti giuro che se mi dai la possibilità di tatuarmi, farò tutto quello che vuoi, dove vuoi, quando vuoi e come vuoi, anche a costo di svegliarmi la mattina presto alle due. Ti prego, accontenta una povera ragazza!! :-((( Ci tengo molto a questa cosa, è e sarà il segno indelebile della mia amicizia con Mariateresa. Lo so, forse, non te ne importa niente, ma per me l’amicizia di Mariateresa è molto importante!

DIARIO DEL PADRE
Heeeee sì, i soliti capricci di una ragazzina, ormai non li sopporto più. Tutti giorni la stessa storia, non ne posso più, basta. Non capisco proprio cosa ha di tanto speciale uno stupido cuore tatuato sul braccio…
Samantha, sei ancora una ragazzina, non voglio che un liquido strano tocchi la tua pelle liscia e vellutata! E se poi litighi con Mariateresa, come la mettiamo? Un tatuaggio per niente! E daiiiii… Quello che voglio capire è cosa c’è di speciale in questo tatuaggio. Cosa? Coosa? Perché dobbiamo fare tante storie per qualcosa di così inutile? Samantha, basta, finiscila, lo sai che non mi intenerisci per niente con quei tuoi sguardi da cane bastonato! Invece di un tatuaggio non potevi desiderare qualcos’altro? Un cellulare nuovo, un paio di scarpe alla moda oppure quel vestito azzurro che ti piace tanto… Io so che se ti concedo la possibilità di farti un tatuaggio, invece di prenderti solo un dito ti prenderai anche il braccio e questo non va bene.
E va bene, te lo farò fare, ma a condizione che non litigheremo più per queste sciocchezze. Ah, e … ti voglio bene, figlia mia!!

ELLEMME

martedì 27 settembre 2011

I PRIMI GIORNI DI SCUOLA


I primi giorni di scuola sono come un passaggio dall’allegria al dolore, dal bianco al nero, insomma un cambiamento radicale. Spesso ho paragonato la scuola all’Inferno di Dante per dare l’idea delle classi presenti nella scuola. Non parlo di classi intese come Prima A o Prima B, ma parlo di vere e proprie classi sociali come quelle degli intelligenti/secchioni e dei prepotenti/bulli.
In pratica, si rientra in un ambiente che, seppur scioccante all’inizio, alla fine riesce ad accogliere.
La scuola può essere bella per alcuni, terribile per altri.
Per me è molto difficile stare a scuola per il fatto che a volte mi sento molto emarginato.
Ci sentiamo dire che dobbiamo andare a scuola per forza, spesso cerchiamo scappatoie ma, nonostante questo, non riusciamo a smettere di frequentarla perché non riusciamo a frenare la voglia di imparare, di diventare superiori ai nostri modelli (genitori, fratelli…).
I primi giorni di scuola possono essere tristi, felici, difficili, facili. Sono cose che non si possono raccontare a parole. L’unico modo per comprendere certe cose è viverle. Per questo è importante andare a scuola, per non perdere nemmeno un minuto della nostra vita.
ONE PIECE 99

martedì 5 aprile 2011

Passare da A a B...


Passare da A a B. Le ragioni di un cambiamento in cui autostima e motivazione hanno giocato un ruolo fondamentale.

Arrivata a questo punto posso dire che per me la scuola è stata l’occasione che mi ha fatto passare da A a B…. Alcuni ragazzi hanno un’idea negativa della scuola, la considerano un carcere in cui spesso ti costringono a fare sempre cose noiose o, peggio, un luogo dove non si impara proprio niente.
All’inizio anche io la pensavo così ma poi mi sono convinta del contrario.
Volevo passare da A a B e ci sono riuscita, sentivo di dover fare qualcosa per me stessa e l’ho fatto.
Se mi chiedessero qual è il metodo migliore per riuscire a fare un passo in avanti, io non risponderei con la solita ricetta. Non direi mai che ci si deve ammazzare di studio per raggiungere l’obiettivo, direi invece che la serenità nella scuola va di pari passo con quella che vivi nella tua famiglia e nella tua vita privata. Se sei triste sei automaticamente senza carica, se sei felice hai voglia di scavalcare le montagne.
Il metodo migliore per passare da A a B? Prima di tutto la convinzione di poter superare se stessi, poi la felicità, la serenità, la speranza.
Sirenetta 2

giovedì 17 febbraio 2011

QUANDO IMPARO DAVVERO N.2


Terza media. Riflessioni sull’imparare a vivere.

Impari davvero quando hai la voglia di imparare.
Impari davvero quando hai la volontà di farlo.
Impari davvero quando ti piace la cosa che devi imparare.
Impari davvero quando ti senti soddisfatta per quello che fai.
Impari davvero quando ti senti importante per aver scoperto una cosa nuova.
Impari davvero quando ti impegni nelle cose che devi ricercare e quando sei tu, senza nessuna guida, a trovare ciò che non sai.
Impari solo quando fai delle esperienze che ti portano a crescere.
Impari solo quando capisci ciò che la vita ti offre.
Impari da un semplice sbaglio, impari dalle delusioni, dai tradimenti, impari dalle cose che ti feriscono e ti fanno crescere.
Impari davvero quando sei consapevole delle tue azioni.
Impari davvero quando capisci che le esperienze, sia brutte che belle, fanno parte della tua vita.
Impari davvero quando guardi in faccia i tuoi errori.
Nella scuola si impara solo ciò che si vuole, nella vita si impara tutto.
(biancaneve)

mercoledì 16 febbraio 2011

QUANDO IMPARO DAVVERO


Prima media. Riflessioni sull’imparare ad imparare.

In questo momento mi viene in mente una certa lezione. Se mi fanno la domanda “Hai ragionato con la tua testa?”, io rimango di stucco perché, se non ho capito, il terrore mi blocca. Sì, è complicato, difficile ma, forse, se non pensi ad altro, ci riesci. (Taty)

Lunedì abbiamo imparato “davvero”, abbiamo cioè ragionato insieme. Le cose così rimangono più impresse. Se c’è “la pappa pronta”, si finisce solo per ascoltare e per non imparare niente…” (Andy Mass 99)

Oggi per me la lezione è stata molto utile perché è è stato usato un metodo che non conoscevo…” (Tracymitica 2000)

Io imparo davvero quando non mi danno le risposte ma mi aiutano a ragionare. Nel passato, accadeva che chi ci poneva le domande si dava anche le risposte, senza chiedere il contributo del nostro ragionamento… (Francy 99)

“Ho capito davvero!”. Ecco, questo mi dico dopo certe lezioni. Perché? La risposta è molto semplice: bisogna saper ragionare per attribuire il giusto senso al verbo “imparare”. Le risposte non sono scritte solo sui libri ma si trovano nella nostra testa pensante. Per comporre il “grandissimo puzzle della conoscenza”, le parole dei libri non bastano, occorre andare alla ricerca del proprio pensiero… (Rosy Princess 99)

Io riesco a capire solo quando cerco il perché delle cose. Perché scoppia la guerra? Perché si usa l’avverbio?... Secondo me, un buon metodo di studio è quello che ci consente di capire come è possibile arrivare allo stesso dunque percorrendo strade diverse. Io non riesco a studiare se non mi pongo domande. Se leggo che Napoleone morì nel terzo secolo colpito da una freccia avvelenata, è necessario che io pensi al come, al chi….Se creo un filo logico tra le cose e il discorso fila, capisco che ho fatto un passo importante…. non sono rimasto prigioniero delle parole ma mi sono appropriato del loro significato segreto… (Marasciah)

Le lezioni di… , questa è la prima cosa che mi viene in mente se qualcuno mi chiede “quando senti che hai imparato davvero con la tua testa?”. Quando ancora i dinosauri andavano a scuola, accadevano delle cose molto strane. 1) C’era chi faceva le domande e dava anche le risposte; 2) C’era chi faceva delle domande in cui era contenuta anche la risposta; 3) C’era chi, dopo aver utilizzato le modalità 1) e 2), diceva IMPARATE! Sicuramente i piccoli dinosauri imparavano ma non sapevano spiegarsi come mai dopo un po’ di tempo dimenticavano tutto… (Elithebest99)

Io imparo se mi fanno degli esempi. Per me è l’unico modo…

Ci sono delle lezioni in cui nulla è dato per scontato…In queste lezioni l’insegnante ti guida ma non ti dà le risposte… perché, se così fosse, sarebbe l’insegnante ad aver pensato per noi…All’inizio era molto difficile ma ora faccio meno fatica… (Cuoricina)

Non sempre troviamo la soluzione giusta e così aspettiamo che ce la dia l’insegnante… che dice che non la conosce nemmeno lei…o che non se la ricorda…. ma lo dice ridendo…Quando fa così sappiamo che lei sa che noi ce la possiamo fare da soli… e così cerchiamo di “rubarle” la risposta facendole mille domande… Alla fine la risposta la troviamo insieme… (Megolina)

L’insegnamento, secondo me, consiste nel farci ragionare…perché se arriviamo alla risposta dopo un lungo ragionamento, questO ragionamento rimane impresso… Per poter ragionare è necessario che si facciano degli esempi e dei giochi….perché ciascuno di noi ha un modo diverso di imparare… (Fragolina)

E’ strano. Noi diciamo alle professoresse che abbiamo capito ma poi, davanti ai compiti in classe, rimaniamo lì fermi e imbambolati come statue… (Lulù99)

Ai tempi di Biancaneve, si riteneva che gli alunni non fossero in grado di arrivare a dare le risposte giuste…. La pappa era sempre pronta… Se ci avessero lasciato un po’ più di tempo per ragionare, avremmo dimostrato che anche noi sappiamo arrivare a dare le risposte con le nostre menti…(Gianlu2)

Secondo me, per concentrarsi bisogna liberare la mente e stare sereni… se mi dicono di che cosa si parlerà e a che cosa serve quello che ascolterò, seguirò più facilmente e imparerò ad arrivare alla soluzione… (gianlu99)


Noi impariamo davvero quando la cosa ci interessa… e se non ci interessa facciamo altro…poi ci perdiamo per strada… (Back_in_Jack)

Io voglio recuperare tutto…e imparare davvero… (Roby)

Io imparo solo quando sono fresco e sveglio…non imparo quando mi viene da pensare a qualche fatto brutto…Poi credo che sia uguale per tutti che certe volte non si segue perché si è stanchi… (Piccolo_biondino)

lunedì 7 febbraio 2011

CONFRONTARSI FA BENE


Riflettere a undici anni.

Collodi ha utilizzato la lezione delle favole ed ha attribuito al Gatto e alla Volpe i vizi umani. I due animali (ma si tratta davvero di animali ?) sono la personificazione della menzogna e della furbizia: ambedue si fingono portatori di problemi fisici, ambedue si prendono gioco di Pinocchio.

Il burattino non sa ancora distinguere fra veri amici e falsi amici perché non possiede la necessaria esperienza…Forse a non vedere bene è proprio lui, forse a zoppicare è proprio lui. Lui che corre in continuazione da un'avventura all'altra, senza mai riflettere, senza ascoltare i consigli degli animali e delle persone che provano ad aprirgli gli occhi.
Pinocchio, a causa della sua inesperienza, è vittima del Gatto e della Volpe che gli fanno credere che esiste un campo in cui nascono alberi di monete.
Pinocchio, però, è solo ingenuo ed inesperto, non poco intelligente. E allora, perché crede a quanto gli viene detto? Pinocchio vuole riconquistare la fiducia del suo babbo, ed è disposto a tutto, pur di realizzare il suo desiderio. Dunque, decide di non andare tanto per il sottile e di puntare dritto verso la meta.

Secondo noi, Pinocchio, se si fosse fermato a riflettere, avrebbe saputo valutare ed agire di conseguenza. Se avesse ascoltato i consigli del Merlo bianco, non avrebbe passato un brutto quarto d'ora. Pinocchio ha capito a sue spese che i denari non funzionano come i semi.

Questa storia ci insegna che sulla nostra strada possiamo incontrare delle persone che tentano di prendersi gioco della nostra ingenuità e della nostra inesperienza. Per questo, sarebbe utile fermarsi a parlare con quegli adulti che vogliono raccontarci le loro esperienze. Perché un consiglio si accetta meglio quando non è solo frutto di prediche ma anche di confronto.
RosyPrincess 99 e Megolina

venerdì 7 gennaio 2011

LA SCUOLA NON E' LA VITA


Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, il contributo di uno studente universitario che ha colto lo spirito di questo blog. Parlando di scuola, è più facile decostruire che costruire. Qui si va oltre, si va verso un interessante modello di re-schooling che potrebbere rispondere efficacemente alle esigenze di un sapere sempre più fluido e digitale.

“We don’t need no education. We don’t need no thought control. No dark sarcasm in the classroom.
Teacher, leave those kids alone” è una frase della celebre canzone Another Brick in The Wall scritta nel 1979 dalla rock band britannica Pink Floyd, che ben riassume il pensiero di molti dei giovani di oggi sulla scuola e soprattutto sugli insegnanti. Originariamente temuti e allo stesso tempo rispettati dai loro alunni che li vedevano come un modello da imitare, i docenti hanno progressivamente perso questa connotazione positiva di guida che dovrebbe, nei casi in cui il docente sia davvero competente, portare ad una maturazione dello studente sia in ambito scolastico che personale.
Sembra che per la maggior parte degli insegnanti di oggi, gli affari scolastici rimangono fra le mura della classe nella quale giornalmente entrano e dalla quale giornalmente escono, al termine delle 5-6 ore di lezione.
Per non parlare del carico che molti alunni sono costretti a portarsi dietro. Spesso sono confinati sui libri per ore e ore a volte senza nemmeno raggiungere i risultati sperati. La maggior parte delle volte il lavoro da loro svolto con fatica, impegno e sacrificio non appaga, e ciò provoca la loro totale demotivazione. E ovviamente gli insegnanti non sono più capaci di coinvolgerli, facendoli così trovare in situazioni scolastiche drammatiche per loro e per le famiglie (insufficienze gravi,debiti,bocciature), che sono difficili da superare, soprattutto dal punto di vista psicologico. La scuola diventa così per tutti un luogo nel quale non si raccoglie nulla, se non ansia, stress, e preoccupazioni.
Il non coinvolgimento degli alunni è dovuto essenzialmente ad un eccesso di contenuti, imposti come una medicina amara da ingoiare ma necessaria, un rimedio non condiviso nei tempi e nelle modalità di somministrazione da chi subisce le cure del caso.. Molte materie studiate, sono fini a se stesse: nella vita futura di un ragazzo, queste non avranno nessun riscontro pratico, e i giovani questo lo percepiscono, disinteressandosi totalmente a questa o a quella disciplina o utilizzando un metodo di studio che i docenti definiscono “selettivo”. Le lezioni, inoltre, sono perlopiù frontali e portano, quindi, ad un basso livello di coinvolgimento e di attenzione nella classe. L’insegnante è lì, seduto alla cattedra, che ininterrottamente recita il suo monologo preparato con cura. Due mondi a parte divisi dalla cattedra.
Soluzioni? Proposte? Magari un trapianto di cervello sarebbe molto utile, ma il nostro obiettivo è quello di rimanere sempre con i piedi per terra, proponendo cose fattibili. Magari qualcosina va fatta in classe. A scuola si va per crescere e imparare, e certamente ascoltare qualche gufo canterino parlare per ore e ore e poi sgobbare come pazzi durante il pomeriggio, non fa bene né all’apprendimento né alla crescita. Perché spesso ci si dimentica che i ragazzi hanno anche una vita sociale e che la scuola NON DEVE rappresentare la vita o addirittura invaderla? Perché la gente deve associare il periodo della propria adolescenza alla scuola? Io vorrei che le persone invece ricordassero quel periodo come una serie di avvenimenti in cui la scuola è solo una delle tante esperienze vissute. Magari, pur sempre mantenendo il proprio ruolo di guida, il docente potrebbe entrare nella cerchia dei suoi alunni, interessarli, magari puntando maggiormente non sul proprio stile di apprendimento ma su quello degli alunni.
Questo per quanto riguarda il docente. E per quanto riguarda il rapporto fra scuola e vita? Non pensate che quest’ultima insegni più della scuola? Credete ancora quindi che la scuola sia davvero utile a crescere e a formarsi come persone? Se solo fosse diversa da com’è, potrebbe…
E chi parla non si è certo sottratto allo studio, anzi…
Non sarebbe il caso di decidere cosa serve davvero e cosa no? Quali sono i contenuti davvero importanti, quali le abilità, quali le competenze davvero utili? Perché ostinarsi a battere e ribattere sulle vecchie formule quando sappiamo benissimo che, nel caso del sapere, ciò che va bene oggi non è detto che vada bene anche domani? Chi accede all’università lo fa portandosi dietro un bagaglio assolutamente inutile.
Come cambiare questo stato di cose? Chi dovrebbe essere coinvolto nella battaglia per la qualità della scuola? Io credo che spetti alle comunità locali , ai genitori e agli alunni decidere in base ai bisogni di ciascuno.. Ogni comunità, infatti, ha bisogni diversi e la scuola invece fornisce una preparazione standard che, come si è visto, non sempre è vincente. Una parte dei saperi di base dovrebbe essere acquisita a scuola, il resto potrebbe essere erogato da qualunque altra agenzia educativa presente su territorio, a condizione che il titolo di studio rilasciato dagli Enti territoriali sia equipollente a quello rilasciato dalla scuola pubblica o privata. Questo non significherebbe svuotare la scuola dei suoi contenuti ma significherebbe darle un ruolo preciso all’interno di un contesto di formazione. Perché tutto questo? Perché la scuola non è tuttologa. Perché l’individuo possiede una capacità innata di apprendere ed è per questo in grado di sperimentare forme autonome di apprendimento. Per questo motivo, forse, puntare sull’homeschooling non sarebbe male.
(M.R.)

lunedì 25 ottobre 2010

IL DIVERSO FA "PAURA"

Il mondo segue una sola via, quella dell'omologazione, quella del “siamo tutti uguali”.
Sempre meno si considera che esiste un mondo parallelo caratterizzato dalla linea spezzata della diversità che noi uguali rendiamo invisibile!
Essere diversi equivale ad essere brutti e fuori moda! Se si è diversi, si cerca in tutti i modi di seguire la massa, pur di stare tranquilli!
Perchè accade questo? Sarà forse perchè la massa risulta più unita ? Oppure è solo questione di maggioranza? .. Oppure è questione che i diversi fanno paura?
Non sarà che questo accade perchè crediamo che il diverso non meriti di essere ascoltato? Non sarà che questo accade perchè c'è spazio solo per chi può entrare a far parte della massa? E chi decide chi può entrare a far parte della massa e chi ne deve rimanere fuori?
Non sarà forse che sono degni di far parte della massa solo quelli che riconosciamo come uguali a noi stessi? Non sarà forse che il diverso “fa paura” perchè “non lo conosciamo” e non ci interessa conoscerlo? Non sarà perchè il diverso ci dà fastidio? Non sarà che la cultura dominante è caratterizzata da forti pregiudizi nei confronti dei non omologati?

(Le due sirenette)

venerdì 1 ottobre 2010

PAURA E FELICITA'

Tutti i giorni a scuola mi capitano momenti di paura e momenti di felicità, anche se in fondo sono più quelli di felicità. I momenti di paura mi capitano quando la professoressa mi interoga, mi sgrida o mi assegna compiti difficili. Invece i momenti di felicità sono quando ci fa studiare giocando,  quando impariamo cose nuove e quando suona la campanella. Quello per me e il momento piu' bello di tutta la giornata. (piccolo_biondino).

Mi sentivo in imbarazzo soprattutto quando sbagliavo e la mia ex maestra mi guardavo con i suoi occhi pietrificanti insieme a tutti i miei compagni attorno a me. (gianlu99)


Provo paura quando la professoressa mi chiama alla cattedra e quando dobbiamo fare qualche verifica. Ieri è successa una cosa strana:  io e una mia compagna siamo andati alla lavagna e non ho provato paura, anzi ero tranquilla. (ELITHEBEST99)


La scuola è un luogo in cui mi diverto, ma dove provo anche molte paure. Mi rallegro quando la professoressa ci fa giocare e dilettare in diversi modi. In questi momenti provo una sensazione di felicità e di gioia. La paura invece, nasce in me quando vengo interrogata: divento nervosa e mi sudano le mani. (ROSYPRINCESS 99)

La scuola è un luogo in cui certe volte mi diverto e in altre no. Per esempio, quando il bidello apre il cancello io non voglio entrare perchè iniziano le lezioni… ma dentro di me dico che ce la posso fare  e così entro . (Megolina)

Quando le professoresse spiegano un concetto importante io capisco al volo ma appena mi interrogano non so più niente, è come se la mia mente si liberasse rimanendo vuota.
In certe ore ci divertiamo e studiamo seriamente. Sono alla scuola secondaria e mi  DIVERTO !!! (LeLi BhO)

A scuola,mi diverto molto giocando, scherzando, a volte anche studiando… ma ho anche delle paure, come quella di sbagliare alle interrogazioni. Quando si va alla cattedra per le interrogazioni, ci si sente come pietrificati, ed è come se ci si scordasse ciò che si è studiato e poi ci si sente molto in imbarazzo, soprattutto se l'insegnante si arrabbia molto. Però dopo che ci si abitua e non si ha più tanta paura. (giangi 2)